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La pratica sociale

La Pratica Sociale

Lo sport come tessuto sociale, aggregazione e politica a Milano

di Angelica Scordamaglia

Direttore Responsabile Fabio Ranfi

INTRODUZIONE

Lo sport ha da sempre un’enorme importanza che va oltre tutto ciò che riguarda la semplice pratica della disciplina sportiva: è infatti strettamente intrecciato con il tessuto sociale, con il territorio e con la politica. Lo stretto legame tra territorio, persone e sport lo abbiamo già analizzato con il calcio (Partizan Bonola, Alcione, Minerva Milano e Sant’Ambroeus), con il football americano, il curling e la pallanuoto, ma limitarsi a citare soltanto questi esempi sarebbe estremamente limitante: a Milano esistono infatti molte realtà che rientrano sotto l’egida della definizione di “Enti di Promozione Sportiva” (EPS) o di “Associazioni Sportive Dilettantistiche” (ASD), caratterizzati quindi da una forte impronta sociale.

ASD SAMZ MILANO

L’ASD SAMZ Milano è un’Associazione Sportiva Dilettantistica strettamente legata all’oratorio della Parrocchia SAMZ, con la quale collabora per far vivere ai ragazzi e alle ragazze un percorso di crescita sia personale che comunitaria. I valori di riferimento sono quelli della religione cristiana cattolica, ma molti degli atleti dell’associazione professano altre religioni, il che dimostra che l’ASD SAMZ abbraccia i valori dello sport inteso come momento di aggregazione, inclusione e confronto.

Giorgio Bergamini, il presidente dell’Associazione, dichiara che l’ente di promozione sportiva principale di SAMZ è il Centro Sportivo Italiano (CSI), ma le loro squadre di volley (la disciplina questa stagione più praticata) partecipano anche a campionati organizzati dalla Federvolley (FIPAV) e da Polisportive Giovanili Salesiane (PGS). Per il volley, SAMZ conta 177 atleti suddivisi in 11 squadre (7 femminili, 2 maschili e 2 miste). Il calcio è il secondo sport più praticato, con un totale di 124 atleti divisi in 7 squadre maschili (6 squadre di calcio a 7 e una squadra di calcio a 11); sono inoltre iniziati gli allenamenti per una squadra di calcio integrato, che però non ha ancora partecipato a nessun campionato. In aggiunta, sono stati realizzati con successo un corso di gioco psicomotorio per bambini dai 3 ai 5 anni e un corso di ginnastica dolce per over 40.

Il piano sportivo pastorale dell’associazione recita: “la nostra proposta sportiva, oltre che insegnamento di tecniche e di valori quali il sacrificio, l’impegno, la perseveranza, l’amicizia, la lealtà, è un’esperienza educativa che può diventare evangelizzazione, cioè annuncio del Vangelo a partire dalla testimonianza concreta del singolo allenatore/dirigente.”. Bergamini dichiara che per SAMZ è fondamentale educare gli atleti ad un sano agonismo e ad una leale competizione. La speranza è quella di lasciare “in eredità” al tessuto sociale milanese delle persone cresciute con valori concreti, appresi grazie agli allenamenti e alle competizioni.

L’ASD SAMZ Milano ha inoltre partecipato ad esperienze come lo sport nelle carceri (sia con il calcio che con il volley), ulteriore dimostrazione di quanto l’inclusione e l’aggregazione siano importantissime per l’associazione.

PLAYMORE! MILANO

PlayMore! è un’organizzazione no-profit che vede lo sport come una fonte di energia per migliorare sia la vita delle persone che lo praticano che quella della comunità. Le origini di PlayMore! risalgono al 2004 quando i 2 fondatori, Luigi de Micco e Pietro Palvarini, decidono di creare una piattaforma, chiamata “GoKick”, per permettere a persone di tutto il mondo di organizzare partite e trovarsi per giocare insieme: la piattaforma è da subito un successo e la sua community inizia ad ampliarsi rapidamente. Qualche anno dopo iniziano a nascere le prime squadre miste, coinvolgendo nel progetto anche le persone con disabilità del CDD (Centro diurno per disabili) di Zona 1. L’iniziativa crea molto entusiasmo e quindi, nel 2010, de Micco e Palvarini fondano PlayMore!, con lo scopo di promuovere lo sport come un qualcosa di accessibile e inclusivo per tutti. Nel 2013, l’organizzazione ottiene la gestione dell’area sportiva in via della Moscova 26/A, arrivando così ad avere un centro sportivo, gestito seguendo criteri etici e innovativi per “promuovere Sport, Benessere e Partecipazione per Tutti” e che possa essere un modello per Milano.

PlayMore! si basa sull’idea di una comunità in cui tutti possano avere accesso all’attività sportiva – vista in questo senso come fonte di benessere e inclusione sociale – dando vita a 3 concetti fondamentali, i veri e propri capisaldi dell’organizzazione: Sport per Tutti, Diversità = Valore e Gruppi Misti.

Grazie al contributo dei volontari (al momento se ne contano 63 tra presenze costanti e collaborazioni sporadiche), PlayMore! è in grado di accogliere ancora più persone e di gestire numerosi progetti sociali, tra cui:

SuperLeague: un torneo multisportivo di calcio, basket e beach volley che promuove l’attività sportiva a migranti e persone con disabilità

WeSport: offre l’opportunità a bambini, ragazzi e adulti in condizione di vulnerabilità economica o di temporanea difficoltà l’opportunità di partecipare gratuitamente ai corsi sportivi offerti dall’organizzazione

United: promuove l’incontro tra persone provenienti da percorsi migratori e la comunità locale attraverso lo sport (calcio, basket, beach volley e fitness), coinvolgendo anche organizzazioni non profit, scuole, aziende e squadre del territorio

Sport4All: un programma di corsi sportivi multidisciplinari aperto a persone di qualsiasi abilità

RunChallenge: un progetto che rende l’attività fisica accessibile a tutti

Per PlayMore!, il legame con il territorio è fondamentale, poiché l’obiettivo è dare la possibilità a chiunque di mettersi in gioco in una città dove le strutture sportive con i requisiti adatti a praticare l’attività sportiva scarseggiano, diffondendo la visione dello sport inteso come benessere per i cittadini di Milano: un pretesto per stare tutti insieme e crescere, sia a livello sportivo che personale, in un luogo che permette di farlo nella maniera appropriata.

ASD CASORETTO

L’ASD Casoretto è un’associazione sportiva dilettantistica ricostituita negli anni 80, ma le cui origini risalgono al 1909: è radicata nel quartiere Casoretto di Milano ed è strettamente legata all’oratorio San Carlo della Parrocchia di Santa Maria Bianca della Misericordia. Come ci racconta Ettore Giulia, il presidente, questo legame è fondamentale: il quartiere si è sviluppato proprio attorno al centro religioso e sociale della parrocchia e dell’oratorio, e questo ha enormemente contribuito allo sviluppo e all’affiatamento della comunità di Casoretto. Il rapporto tra l’ASD e la struttura ecclesiastica è evidenziato anche dai colori sociali scelti, ovvero il bianco e il blu: il bianco rimanda direttamente al nome della parrocchia, mentre il blu rappresenta il manto della Madonna.

Una delle iniziative più particolari proposta dall’ASD Casoretto è la “StraCasoretto”, una corsa podistica non competitiva, che si sviluppa all’interno del quartiere, che propone 2 percorsi, 1 da 5 km e 1 da 10 km, accessibili a tutti, con lo scopo finale di rafforzare il tessuto sociale del quartiere grazie allo sport. Giulia dichiara che l’idea di organizzare questa corsa nasce dal desiderio di creare un momento per stare insieme e celebrare la comunità, l’inclusione e il legame con il quartiere usufruendo dei suoi luoghi simbolo.

L’associazione vede lo sport come un prolungamento del percorso formativo cristiano: un modo per aiutare i ragazzi a crescere unendo l’attività sportiva a quella oratoriale portata avanti dalla parrocchia, coinvolgendo tutti, dai più grandi ai più piccoli. L’impegno per la comunità e per il territorio è uno dei capisaldi dell’ASD Casoretto, che, come dichiara Giulia, si ispira ai principi del CSI, cercando di formare campioni non tanto sul campo da gioco quanto nella vita, in grado di “giocare con speranze e bellezza”.

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63
I volontari di PlayMore! tra presenze costanti e collaborazioni sporadiche.

GSD NON VEDENTI MILANO

Il Gruppo Sportivo Dilettantistico Non Vedenti Milano APS è stato fondato nel 1980 ma, come dichiara il presidente Francesco Cusati, l’idea di far nascere questa associazione si sviluppa qualche tempo prima, verso la fine degli anni 70, quando un gruppo di persone non vedenti ha iniziato a praticare attività sportive quali l’atletica, il nuoto e il torball (una sorta di pallamano per non vedenti) nell’ambito del Circolo Culturale Bentivoglio dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti di Milano.

Nel 1990 l’associazione si è affiliata a quello che oggi è il C.I.P (Comitato Italiano Paralimpico), intensificando le proprie attività, tutte svolte in diversi punti della città di Milano e che spesso collaborano con altre realtà quali l’Accademia Scherma Milano e la Canottieri Milano.

Cusati dichiara che lo sport sia fondamentale per cambiare la percezione che le persone hanno della disabilità e per trasmettere un forte messaggio di inclusione sociale (per il quale anche le Paralimpiadi sono un ottimo strumento di promozione che invita le persone a fare sport), soprattutto verso i più giovani: la pratica sportiva è infatti in grado di affinare competenze motorie e di orientamento utili nella vita quotidiana, andando a sviluppare in questo modo l’indipendenza e l’autonomia dei singoli. Inoltre, lo sport porta con sé altri aspetti fondamentali quali il confronto con gli altri, la socializzazione e il rispetto delle regole.

Il motto di GSD Non Vedenti Milano, ben evidenziato sul sito web dell’associazione, riassume perfettamente i loro valori e ciò che vogliono trasmettere al tessuto sociale milanese:

“E noi, proprio noi, non solo vediamo il mondo, ma lo guardiamo dai campi di sci sulle montagne più alte, dalle barche a vela su laghi e mari profondi, dai rettangoli di equitazione, dai diamanti di baseball e dai poligoni di tiro con l'arco, dalle piste di pattinaggio e dai circuiti di atletica, e ancora non abbiamo finito! Non ci servono occhiali per vedere questo mondo meraviglioso, lo vediamo attraverso lo sport!”

1980
Anno di fondazione del Gruppo Sportivo Dilettantistico Non Vedenti Milano.

Bə TEAM

Bə Team è la 1° squadra di calcio in Italia formata da persone transgender. È un progetto, insieme a New Team e a Cantera, della polisportiva dilettantistica Open Milano, attiva nel capoluogo lombardo dal 2019. Bə Team è nata dal lavoro in comunione tra Open Milano e ACET, Associazione Transgenere, per l’etica e la cultura transgenere, dopo che era stato fatto notare a Open Milano che, fino a quel momento, non prevedeva politiche per lo sport per le persone transgender.

La presenza della schwa (ə) nel nome della squadra rappresenta la totale mancanza di barriere di genere. Il team è dedicato solamente alle persone transgender, binarie e non binarie, non per “autoescludersi” (come in molti potrebbero pensare), ma, come ci spiega Spy, giocatore della squadra, per rispondere al bisogna reale – e più attuale che mai – di creare uno spazio sicuro, in un mondo dello sport che non è pensato per i soggetti transgender. Anche per questa ragione, all’inizio degli allenamenti e delle partite, si fa un giro di nomi e di pronomi, in maniera tale che ogni persona possa giocare in serenità.

Un tema centrale del lavoro di Bə Team è la carriera alias (il profilo burocratico che permette a chi sta compiendo il percorso di transizione di genere di utilizzare il proprio nome di elezione e il genere con cui si identifica in tutti i documenti e i sistemi interni): come ci racconta Spy, in precedenza, non esisteva una procedura che permettesse ad una persona transgender di tesserarsi con un'associazione sportiva con il proprio nome e il proprio genere di elezione, in caso di mancante rettifica dei documenti anagrafici. Open Milano, insieme a UISP (Unione Italiana Sport Per Tutti), ha iniziato quindi un percorso che ha portato a cambiare questa dinamica, garantendo una partecipazione più rispettosa, inclusiva e sicura.

Per quanto riguarda la reazione della città di Milano alla creazione di Bə Team, Spy ci spiega che non ci sono state opposizioni esplicite: il Minerva Milano, di cui abbiamo già parlato nel 1° numero, ha accolto Bə Team – insieme alle altre squadre di Open – nel suo centro sportivo poiché la squadra era affine al proprio impianto sociale. Tutto ciò è compatibile con la visione sociale del gruppo: Bə Team non vuole includere, ma preferisce utilizzare l’espressione “creare spazi attraversabili” da qualunque persona, non includendo qualcunə in una struttura già esistente, ma cambiare quella struttura affinché tutte le persone possano viverla serenamente.

Bə Team non è una realtà che si limita semplicemente al campo: è una comunità nella quale persone con percorsi di genere diversi possono raccontare le proprie storie, confrontarsi e sentirsi meno sole, il che rende il gruppo un enorme fattore di sostegno anche nel contesto umano e sociale. Collaborando inoltre con altre realtà del calcio popolare milanese, come il Sant’Ambroeus, il Partizan Bonola e il Minerva Calcio – realtà di cui abbiamo già parlato nel 1° numero – vi è la possibilità di “contaminarsi” a vicenda, focalizzando l’attenzione su temi sociali importanti che magari le altre società ancora non hanno avuto la possibilità di trattare.

CONCLUSIONE

Tutte le realtà di cui abbiamo parlato in questo articolo sono estremamente positive per la città di Milano. Ma, come abbiamo detto già nel 1° numero, lo sport nel capoluogo meneghino è articolato e complesso: ed è proprio questa ricchezza di sfaccettature che andremo ad analizzare prossimamente. Non solo pratica sportiva, non solo pratica sociale, ma molto di più.

di ANGELICA SCORDAMAGLIA

Direttore Responsabile FABIO RANFI

Foto di copertina di Bogdan Arhipov su Unsplash
Le altre foto sono di Kenny Leys e daniel james su Unsplash